| GEOPOLITICA il Programma |
| La geopolitica oltre gli Stati: i protagonisti reali e virtuali della globalizzazione 6 febbraio – 26 marzo 2012, Circolo “Vie Nuove”, ogni lunedì ore 21.10 Il 2011 è stato il decennale del primo Social Forum mondiale di Porto Alegre e del G8 di Genova, mentre il 2012 segnerà il decennale del primo Social Forum europeo, che si svolse a Firenze. Questi eventi costituirono anche nel nostro paese il punto più alto di proteste ed elaborazione intorno ai condizionamenti della globalizzazione neo-liberista. Oggi, soprattutto alla luce delle recenti speculazioni finanziarie, è più che mai necessario ragionare sulle forze sovranazionali, internazionali e non-nazionali che agiscono a livello mondiale scavalcando gli Stati o inducendoli a ratificare decisioni prese altrove. Esiste ancora lo Stato nazionale sovrano nato a Westphalia nel 1648? 6 febbraio Dove sta andando il mondo? Diamo i numeri! Tavola rotonda con la partecipazione di Giorgia Giovannetti (Università di Firenze), Massimo Mucchetti (Corriere della Sera*) e Fabio Mussi (Sinistra Ecologia e Libertà); coordina Gian Paolo Calchi Novati (Ispi e Università di Pavia e Roma Sapienza) Quanti sanno che il debito pubblico degli Stati Uniti è controllato in grande quantità dallo Stato cinese o da soggetti a esso riconducibili? Quanti sanno che il valore degli scambi ogni giorno prodotti sulle piazze borsistiche di tutto il mondo è tra il 300 e il 400 per cento del valore del PIL ogni giorno prodotto globalmente? Quanti conoscono i termini reali dell’emergenza ambientale, oggetto anche di recente di una Conferenza a Durban con esiti poco soddisfacenti, e le sue conseguenze sull’economia e il benessere di tutti? E il “responso” dei mercati e delle borse è un indice attendibile? Intanto in una data imprecisata del mese di ottobre 2011 è nato, forse in India, il bambino o la bambina numero 7 miliardi. Una discussione interdisciplinare a partire dai dati numerici sugli squilibri energetici, sulle proiezioni demografiche, sui movimenti della finanza globale e sugli effetti che questi numeri hanno nella vita degli individui e delle comunità nazionali. * Salvo impegni professionali 13 febbraio Beijing Consensus vs. Washington Consensus relatore Paolo Migliavacca (Il Sole-24 ore) L’azione delle istituzioni economiche internazionali influisce direttamente o indirettamente sulle scelte dei governi e sullo stesso funzionamento della rappresentanza e quindi della democrazia. A chi rispondono organismi quali la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale? A quali criteri si ispirano organismi come il WTO? Il titolo proposto mira a considerare se il progressivo, possibile spostamento dell’asse dai centri di potere di Washington (FMI e Banca mondiale prima ancora del governo americano) alla Cina, potenza dominante del futuro e punto di riferimento virtuale del Sud globale, rappresenti un’alternativa e con quali effetti per l’ordine mondiale e la pace. 20 febbraio Che fine ha fatto la seconda potenza mondiale? L’opinione pubblica e la guerra relatore Alessandro Dal Lago (Università di Genova) Nel 2003, all’indomani delle grandi manifestazioni che si svolsero in oltre 600 città del mondo contro la guerra anglo-americana conro l’Iraq di Saddam Hussein, il “New York Times” definì l’opinione pubblica come la “seconda potenza mondiale” dopo gli Stati Uniti, la sola forza di contrasto allo strapotere americano. Oggi esiste una società civile globalizzata che si esprime attraverso organizzazioni e forme di partecipazione in grado di incidere nella formazione delle politiche complessive, ma l’opinione pubblica sembra aver perso la sua forza propositiva o di protesta. Di certo, in occasione delle ultime guerre non c’ è stata una mobilitazione comparabile a quella del 2003. Come operano gli “indignati” e con quali obiettivi? In che rapporto si pongono con gli Stati e le organizzazioni internazionali e sovranazionali? E con quali effetti sulla politica delle grandi potenze e il sempre più frequente ricorso alla forza in Periferia? 27 febbraio Internet, la “rete” e i media internazionali: la comunicazione dall’alto e dal basso relatore Carlo Sorrentino (Università di Firenze) I networks internazionali, specialmente i canali televisivi che trasmettono news, restano fra i maggiori attori della globalizzazione e possono risultare determinanti nelle opzioni (anche di guerra) degli Stati e dei popoli. Il processo Murdoch ha rivelato la portata e le distorsioni delle concentrazioni proprietarie. Il monopolio dei media occidentali è stato rotto da “Al Jazeera” e “Al Arabiya” di cui si è potuto misurare il peso, non sempre nel senso della verità, in occasione delle “primavere arabe”. La crescente diffusione di Internet rappresenta una novità e una speranza, a causa della sua natura “orizzontale” e tendenzialmente democratica, ma a sua volta si presta a manipolazioni di cui è difficile prevedere gli sviluppi. Sono molte le sfaccettature del fenomeno: da “Wikileaks” alla censura di Internet in Cina (con la nascita degli internauti “dissidenti”) o all’uso dei mezzi moderni per mobilitare la piazza nelle situazioni d’emergenza. 5 marzo Diritti umani, giustizia internazionale e il ruolo controverso dell’ONU relatore Marco Pedrazzi (Università di Milano) A distanza di più di sessant’anni dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, non esiste ancora un tribunale, imparziale e riconosciuto da tutti, dinanzi al quale tutelare tali diritti perseguendo gli individui, i governi o le organizzazioni che li violano. La Corte penale internazionale e i vari tribunali ad hoc non hanno posto fine a polemiche e abusi. D’altra parte, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che dalla sua costituzione nel 1945 è il luogo deputato di confronto e mediazione, è impegnata da anni in una sterile discussione sulla propria riforma, nella direzione di un allargamento del Consiglio di sicurezza ai paesi emergenti o ormai emersi, senza riuscire a darsi una prospettiva super partes. La crescente utilizzazione della NATO per le operzioni di peace-enforcing non è rassicurante per i paesi non occidentali mentre l’“internazionalizzazione” degli apparati militari e di intelligence tende a discriminare le nazioni in transizione. Una riflessione specialistica, ma non solo, sul futuro della giustizia e di un vero governo mondiale. 12 marzo Il diritto al cibo e i “padroni” del commercio internazionale relatore Guido Sali (Università di Milano) Le organizzazioni contadine di tutto il mondo e le politiche agricole e dell’alimentazione sono state tra i protagonisti dei primi Social Forum. Il tema della sovranità alimentare si è imposto prepotentemente anche nei paesi del Primo mondo come un elemento di un diverso stile di vita e un diverso modello di sviluppo economico e sociale. La condotta dell’Organizzazione mondiale del commercio e il potere delle multinazionali della filiera alimentare, con un andamento dei prezzi fuori controllo e le problematiche aperte dalla pretesa brevettabilità dei semi, mettendo in dubbio la compatibilità fra bisogni fondamentali e profitto. Il fenomeno del land grabbing in Africa. 19 marzo Comuni a chi? relatore Ugo Mattei (Università di Torino) I beni comuni sono diventati un concetto politico in grado di muovere masse sempre più consistenti di opinione pubblica in tutto il mondo, come è accaduto in Italia con il referendum sull’acqua (ma non solo) nel 2011. Cosa si intende con il concetto di “beni comuni”? Quali sono i beni comuni e a chi sono comuni? Chi li possiede, chi li regola, chi ne dispone oggi? I compiti del diritto e i doveri della politica. Sono e saranno rispettati i risultati dei referendum? I beni comuni sapranno resistere all’ideologia delle liberalizzazioni? 26 marzo Criminalità e mafie transnazionali relatore Francesco Forgione (Scrittore, già Presidente della commissione parlamentare antimafia) I confini “porosi” e le menomazioni della sovranità nazionale allargano i margini per le varie forme di illegalità collettiva e traffici illeciti a cura di organizzazioni senza volto e senza patria nonché gli incroci fra criminalità e politica. Gli Stati deboli, gli Stati falliti e i quasi-Stati, soprattutto in Africa e lungo le rotte della droga che partono dai paesi produttori, sono un “buco nero” e un possibile obiettivo di una vigilanza internazionale che riduce ulteriormente la capacità sa convivere con le mafie? |